Venti anni fa moriva Greta Garbo. Nata in una famiglia di contadini svedesi, da giovane lavora come shampista e commessa ai grandi magazzini, fino a che non scopre il cinema: o meglio, il cinema scopre lei. Conquista il cinema tedesco, poi Hollywood, e costruisce intorno a sé quel mito di donna fredda, sfuggente, misteriosa, capricciosa, che poi rifiuterà ritirandosi dalle scene e ritirandosi a vita privata a soli 36 anni, dichiarando di voler solo “essere lasciata in pace”. Venti anni dalla morte, sessanta dalla sua ultima apparizione sul grande schermo e ottantasei dalla nascita, ma il mito di “austera fondatrice di un ordine religioso chiamato cinema” (F.Fellini) sopravvive.
